Un progetto pedagogico personalizzato

Quali sono e necessità di crescita di un plusdotato a scuola?
Molta letteratura parla delle difficoltà scolastiche dei giovani plusdotati. Nella letteratura francofona abbiamo letto per esempio che 1/3 non riesce, che 1/3 si barcamena e che 1/3 se la cava bene o molto bene.

Difficile confermare questi dati.
In primo luogo perché non esiste uno studio longitudinale. Come per le questioni psicologiche, queste affermazioni si basano principalmente sulla popolazione in consultazione, presentano quindi una distorsione metodologica.
Secondariamente non è dato sapere a cosa corrispondano esattamente il “non riesce” o il “si barcamena”. 

Il non riuscire non significa “bocciare”. Molte sono le condizioni di disagio e di insuccesso. Il sottorendimento ne è una realizzazione. 

“Il sotto rendimento, o scarso rendimento, può essere semplicemente definito come un rendimento scolastico significativamente inferiore a quello previsto, ciò sulla base di alcune prove e/o segni attendibili. Quando la discrepanza fra potenziale e rendimento sembra essere significativo per l’insegnante e/o per i genitori, bisogna portare attenzione alle specifiche esigenze dello studente e modificare la programmazione pedagogico didattica” (vedi G. Galli, Gli allievi APC, la scuola e il sotto rendimento, 2015).

Ci si può puoi chiedere se un progetto pedagogico personalizzato vada attuato in ogni caso.In verità, se si attendono i segni convenzionali di disagio, l’intervento oltre che tardivo risulterà problematico: perché oltre a gestire la situazione di precocità e di alto potenziale cognitivo, la scuola dovrà curare i problemi comportamentali reattivi, le cattive abitudini acquisite (come il dare per scontato che il docente non racconta nulla di nuovo), lo sviluppo di disturbi interiori, la sfiducia e quant’altro.

In breve, la scuola fatica a distinguere le manifestazioni internalizzanti ed esternalizzanti sul piano cognitivo.
La scuola piuttosto distingue le manifestazioni internalizzanti ed esternalizzanti sul piano degli osservabili in classe, intervenendo quando il giovane “disturba” (manifestazione esternalizzante). 
Non interviene quando le manifestazioni sono interne.

I bisogni fondamentali di un ragazzo APC:

–          il bisogno di riconoscimento: non è accettabile che degli allievi siano condotti a una situazione di insuccesso e di sofferenza. Non è accettabile attendere eventuali segni di sofferenza per calarci sul bisogno ed il riconoscimento di questi ragazzi.
Ciò implica prima di tutto portare uno sguardo comprensivo e corretto su di loro.
Ciò implica una diagnosi precoce e una giusta analisi della situazione.

–          Il bisogno di prevenzione, di mediazione e di cura: le mancanze, gli squilibri presenti in molti di questi ragazzi devono essere trattati, meglio prevenuti.
La grande (specifica) differenza tra potenze intellettuali e competenza esecutiva va presa in considerazione, a prescindere.

–          Un bisogno di motivazione: bisogna che i ragazzi APC possano trovare in aula delle risposte alle domande che li abitano, delle conoscenze che attendono sui soggetti che gli interessano, da parte della scuola. Ma anche un aiuto e degli stimoli per attivare gli apprendimenti che sono loro necessari e di cui non percepiscono sempre l’importanza ed interesse.

–          Un bisogno di equilibrio  psico affettivo e sociale. La scuola deve compensare l’isolamento al quale questi ragazzi giungono.

Varie sono le strade per l’organizzazione di un progetto pedagogico personalizzato. Innanzitutto ricordo come questo debba tradursi in contratti didattici specifici molto concreti, a seguito della valutazione iniziale delle competenze e delle difficoltà, come dei bisogni dell’allievo.

Il progetto sarà poi oggetto di una valutazione regolare e soggetto alle progressive necessarie modifiche.

  • Un corso scolastico ordinario, completato con delle attività personali organizzate secondo obiettivi pedagogici mirati.
  • L’organizzazione di gruppi specifici, che permettono l’approfondimento di alcune tematiche.
  • Il raggruppamento degli allievi su un progetto o la formazione di gruppi di bisogno.
  • La partecipazione a classi superiori in determinate discipline.
  • L’offerta di attività complementari.
  • Un apprendimento in autonomia, individuale, a partire da un contratto didattico.
  • Un programma personalizzato che privilegi alcune discipline, con dispensa di altre.
  • L’elaborazione di un progetto globale dell’istituto.
  • L’iscrizione in una pluriclasse.
  • Possibilità di scegliere alcune discipline in un’altra classe.
  • L’accelerazione del corso, con l’accompagnamento che necessita.
  • L’approfondimento, con l’accompagnamento che necessita.
  • L’arricchimento, con l’accompagnamento che necessita.
  • La partecipazione ad attività extra scolastiche.
  • Una pedagogia per progetti.
  • Un tutorato, un docente di sostegno che seguono e sostengono il giovane 

Va poi portata l’attenzione necessaria alla corretta gestione ed apprendimento dei processi esecutivi. E giusto stimolare, arricchire, accelerare. Va immaginato e strutturato però anche il fronte esecutivo.

Attenzione a non occupare però tutto il tempo del ragazzo! Un pedagogia per l’APC non significa farlo lavorare di più, ma lavorare in maniera differente.
Dargli qualche scheda più complicata servirà ad occuparlo per un po’. È un cerotto.

Attenzione: si ha torto di pensare che l’insegnamento da dare a ragazzo APC debba basarsi unicamente sul principio dell’individualizzazione. Il metodo (lo scopo) non è quello del fare in un contesto del tutto privato, personale e solipsista: ciò di cui ha bisogno è imparare in un altra manieraed incontrare altre personenel processo di apprendimento.

Giovanni Galli, maggio 2019