La Wunderkammer della memoria

Memoria di lavoro e memoria semantica nella plusdotazione

Giovanni Galli

Negli schemi riassuntivi o nelle descrizioni del giovane plusdotato leggiamo regolarmente che possiede una “grande memoria”. Ciò senza ulteriori distinzioni. Chi è APC, tuttavia, non ha semplicemente più memoria, ma elabora le informazioni in modo qualitativamente diverso.

Esistono svariati modelli scientifici sulla memoria. Cerchiamo qui di dare un’immagine globale iniziale, senza scendere troppo nel dettaglio accademico. Innanzitutto, considerando la memoria, dovremmo operare una prima distinzione tra memoria a breve termine e memoria a lungo termine. Dovremmo poi differenziare tra memoria visiva e memoria uditiva, sapendo beninteso che esiste pure una memoria sensoriale legata a tutti i nostri cinque sensi.

Per comprendere il funzionamento dell’Alto Potenziale Cognitivo utilizzo spesso una metafora diversa da quella dell’archivio ordinato. Immaginiamo una Wunderkammer, le antiche “camere delle meraviglie” rinascimentali: ambienti nei quali reperti naturali, strumenti scientifici, opere d’arte, fossili, libri e oggetti provenienti dai mondi più disparati convivevano senza seguire una classificazione lineare. A un osservatore distratto potevano apparire caotiche; in realtà custodivano una fitta rete di rimandi e significati. La memoria semantica del giovane APC ricorda spesso molto più una Wunderkammer che una biblioteca perfettamente catalogata.

Per comprendere il funzionamento dell’Alto Potenziale, utilizzo regolarmente la metafora del magazziniere, che descrive i rapporti e il continuo scambio tra la memoria a breve termine e quella a lungo termine.

Il magazzino

Quando guardiamo a questo immenso magazzino cognitivo che è la memoria a lungo termine — capace di archiviare informazioni, esperienze e abilità potenzialmente per tutta la vita — dobbiamo distinguere tra due grandi macro-categorie: la memoria esplicita (o dichiarativa) e la memoria implicita (o procedurale).

La Memoria Esplicita (o Dichiarativa), raccoglie tutti i ricordi che possono essere descritti verbalmente e richiamati intenzionalmente. Al suo interno:

  • la memoria episodica conserva eventi specifici legati a un preciso contesto spazio-temporale. Un esempio classico è ricordare il giorno del proprio matrimonio o cosa si è mangiato ieri sera.
  • la memoria semantica contiene il patrimonio delle conoscenze generali sul mondo, i concetti e le parole, svincolati dall’esperienza personale. Ad esempio, sapere che Parigi è la capitale della Francia.

Non per nulla, quando si osserva un giovane APC, si parla spesso della straordinaria ricchezza e varietà del suo linguaggio e dell’ampiezza enciclopedica dei suoi ricordi.

La Memoria Implicita (o Procedurale) riguarda invece le informazioni che influenzano il nostro comportamento senza che vi sia una consapevolezza intenzionale del loro recupero. Risponde alla domanda “sapere come”. Comprende la memoria procedurale, che archivia le abilità motorie e cognitive apprese nel tempo: guidare l’auto, andare in bicicletta o suonare uno strumento sono azioni che eseguiamo in modo automatico.

Ed è proprio tra questi processi che qui incontriamo uno dei paradossi più affascinanti di molti soggetti ad Alto Potenziale Cognitivo. 
Vediamo spesso come il giovane plusdotato fatichi a descrivere i propri processi di pensiero algoritmici, osservando spiazzato: «So il risultato, ma non so come ci sono arrivato».

La “Ragnatela dei significati”: memoria di lavoro e memoria semantica

Ebbene, quel “non so come ci sono arrivato” può nascere proprio dal cortocircuito (o meglio, da una discrepanza funzionale) tra la memoria di lavoro e la memoria semantica.

Riprendiamo la metafora del magazziniere. Il giovane APC possiede una memoria di lavoro discreta, a volte buona o persino ottima in termini assoluti. Tuttavia, questa risulta sovente fortemente discrepante se paragonata all’immensa ampiezza della sua memoria a lungo termine.

In breve: il carrello è “sotto dimensionato” rispetto alla vastità del magazzino.

Il problema cruciale che sorge è proprio questo: come faccio a riempire (e gestire) così tanti scaffali se il mio carrello è piccino?

Mentre il carrello (la memoria di lavoro) cerca di caricare e trasportare i dati un pezzetto alla volta, la memoria semantica attiva il suo “effetto rete” o pensiero arborescente. Sotto la superficie della coscienza, i concetti si collegano tra loro in modo automatico, simultaneo e parallelo. Le informazioni si associano a una velocità tale, e attraverso così tante ramificazioni, che il ragazzo si ritrova in mano il prodotto finito (il risultato) senza aver avuto il tempo di registrare sul “carrello” i singoli passaggi logici che lo hanno generato.

In questo modo si osservano, da un lato, riuscite non metacognitive (il ragazzo risolve il problema ma non sa dire “ho fatto così e così” per spiegare il procedimento) e, dall’altro, errori banali, dovuti proprio al fatto che il pensiero salta i passaggi intermedi considerandoli implicitamente “scontati” o superflui.

Questo fenomeno prende il nome di intuizione cognitiva: non un superpotere magico, ma il risultato di un’elaborazione parallela ultra-rapida che salta la verbalizzazione cosciente.

Le merci sul carrello: memoria visiva e memoria uditiva

Per capire fino in fondo come il nostro magazziniere gestisca quel carrello “piccolo”, dobbiamo guardare a comeviaggiano le informazioni. La memoria a breve termine (e la memoria di lavoro) non è un blocco unico: si serve di canali diversi, tra cui spiccano la memoria visiva e la memoria uditiva.

Nell’Alto Potenziale Cognitivo, questi due canali mostrano spesso caratteristiche peculiari e, ancora una volta, forti asimmetrie:

  • La memoria visivo-spaziale (il “fotoreporter”) è spessissimo il canale preferenziale del giovane APC. La memoria visiva permette loro di fotografare una mappa concettuale, una pagina, o la struttura di un oggetto in un colpo d’occhio. Questo canale viaggia velocemente luce perché un’immagine contiene molti dati simultanei: si sposa perfettamente con l’effetto rete della memoria semantica, alimentando quell’intuizione rapida di cui parlavamo prima.
  • La memoria uditivo-verbale (il “fonico”) è il canale legato all’ascolto e alla sequenza delle parole (il linguaggio). Per quanto il giovane plusdotato possa avere un vocabolario straordinario, la memoria di lavoro uditiva segue una logica intrinsecamente sequenziale: una parola deve seguire l’altra nel tempo. Questo ritmo lineare può risultare “troppo lento” per la velocità del pensiero arborescente.

Il conflitto tra i canali

Qui si crea un altro nodo cruciale. Quando si richiede e si propone un’elaborazione puramente uditiva e sequenziale (come ascoltare una spiegazione lineare molto lunga senza supporti visivi), il carrello del giovane APC rischia di andare in sovraccarico o, al contrario, di disconnettersi per noia.

Se il ragazzo non riesce a “tradurre” le parole che sente in immagini mentali veloci, la memoria uditiva si satura. Al contrario, quando può utilizzare la memoria visiva, probabilmente riesce a sfruttare la sua capacità di cogliere l’insieme (top-down), collegando coscientemente il dato visivo agli scaffali del suo immenso magazzino semantico.

L’architettura della Memoria di Lavoro nell’APC

Quando parliamo di Memoria di Lavoro (l’ampiezza del nostro carrello), la ricerca neuropsicologica ci mostra che nell’APC la sua efficienza non dipende da una mera questione di spazio o di volume di dati trattenuti. Il segreto risiede nella possibile organizzazione dei dati da trattenere, come una “cabina di regia” che dirige l’attenzione, seleziona le informazioni pertinenti e scarta i dettagli irrilevanti.

Nel giovane plusdotato, questo sistema di controllo mostra un’attivazione peculiare:

  • Velocità di elaborazione e scambio: l’attenzione salta da un concetto all’altro a una velocità straordinaria. Se un’informazione in ingresso è considerata già “nota” o intuitiva, il cervello la archivia o la supera all’istante per fare spazio sul carrello.
  • La trappola della sotto-stimolazione: questo meccanismo ultra-rapido ha un prezzo. Se il compito richiesto è eccessivamente semplice, lineare o ripetitivo (ad esempio, l’esecuzione meccanica di lunghe serie di calcoli elementari), la regia dismette la ricezione. Il carrello, non trovando “merce” interessante da trasportare, si disconnette. È in questi momenti che il giovane APC compie errori grossolani in compiti alla sua portata, non per incapacità, ma per un vero e proprio calo di tensione attentiva. Questo accade perché il cervello, non risonando con la complessità, sposta le risorse attentive altrove (daydreaming), portando a volte a bizzarri errori di distrazione.

La geometria del magazzino: la struttura della Memoria Semantica

Se il carrello ha un funzionamento così intermittente e condizionato dalla complessità, come fa il magazzino, enorme, (la Memoria Semantica) a compensare e a risultare così efficiente?

La risposta sta nel modo in cui sono organizzati gli scaffali. Nella popolazione generale, la memoria semantica tende a organizzarsi per categorie gerarchiche e lineari (struttura albero-radice). Nell’Alto Potenziale Cognitivo, l’organizzazione tende a modalità connettive:

  • La densità dei nodi concettuali: ogni parola, concetto o nozione memorizzata non è un’entità isolata in un cassetto, ma un “nodo” da cui partono decine di fili invisibili verso altri concetti, anche molto distanti tra loro.
  • Attivazione in parallelo: quando un giovane APC impara o richiama un concetto, non attiva un solo scaffale, ma un’intera sezione del magazzino contemporaneamente. Se sente la parola “antico”, la sua memoria semantica non recupera solo la definizione da dizionario, ma attiva simultaneamente frammenti di lezioni di storia, immagini di rovine viste in un documentario, il sapore di un vecchio libro e la struttura logica di una lingua del passato.
  • Categorizzazione flessibile: mentre una persona neurotipica tende a categorizzare un oggetto in modo standard (es. “mela = frutto”), una persona APC attiva immediatamente categorie funzionali, storiche, simboliche o scientifiche (“mela = Newton, peccato originale, design Apple, acido malico”).
  • Apprendimento “Context-Rich”: La memoria semantica dell’APC si nutre di macro-strutture. Potrebbe faticare a memorizzare dati isolati (nozioni pure), ma eccelle se quel dato è inserito in un sistema logico o in una narrazione complessa.

Il magazzino come “sedimento”: lo specchio della stanza reale

Possiamo pertanto dire che il magazzino plusdotato è, a suo modo, un magazzino disordinato
Almeno, questo è ciò che molti genitori riportano regolarmente sulla base della loro esperienza quotidiana, descrivendo la stanza del giovane APC come un insieme caotico. Da un lato vi è il profilo di un giovane “collezionista” che tiene di tutto e fatica a gettare o a separarsi da oggetti apparentemente insignificanti — sassi, foglie, biglietti del tram o quant’altro. Dall’altro, emerge l’immagine di una stanza che si presenta come un vero e proprio sedimento stratificato.

Potremmo anche dire che tendenzialmente invece di categorizzare (mettere in ordine) le informazioni vive l’accumulo.

Lo stesso spiazzante “so ma non so” pronunciato dal ragazzo indica, in fondo, una vera difficoltà operativa nel gestire questa mole di materiale. (A questo proposito, per chi volesse approfondire questa specifica dinamica, rimando al mio saggio: Alto potenziale cognitivo, plusdotazione: la questione dell’ordine e del disordine).

Di fronte a questa realtà, sorge spontanea una domanda fondamentale: possiamo affermare che aiutare il ragazzo a “fare ordine”, a fare opera di “catalogazione”, a stabilire un ordine categoriale attraverso processi di flusso o diagrammi di Venn — insomma, proporre delle organizzazioni cognitive da un lato, e aiutarlo a selezionare, scartare l’utile superfluo e definire le priorità e le gerarchie dall’altro — contribuirà a gestire meglio i suoi processi di pensiero e di studio? La risposta è assolutamente sì.

Il legame indissolubile: come lavorano insieme

Una pietra di volta dell’Alto Potenziale risiede nell’interazione tra questi due sistemi. Quando il giovane APC si trova di fronte a un problema complesso, la sua memoria semantica si attiva in parallelo, inondando la mente di connessioni. La memoria di lavoro (il carrello), strutturalmente più limitata rispetto a quella immensità, potrà probabilmente riuscire a gestire questa mole di dati lavorando se sorretta dall’intuizione visiva. In fondo e come gestire la lista della spesa. 
Un conto è se ho tre alimenti da acquistare, un altro conto è se ne ho una dozzina, magari di più. Nel primo caso basta la memoria uditiva, nel secondo caso mi faccio un pizzino.

Se costringiamo il ragazzo a verbalizzare ogni singolo passaggio del carrello, corriamo un rischio: la costrizione a muoversi in modo sequenziale satura la memoria di lavoro, che finisce per “andare in blocco”. Al contrario, se gli permetteremo di attingere liberamente alla sua rete semantica attivando la via visiva, daremo una base stabile — potremmo dire un “oggetto permanente” — sul quale lavorare. In pratica, si tratta di vedere ciò che il mio cervello sta pensando. La mappa visiva ferma il tempo e lo spazio del pensiero arborescente.

La compensazione dinamica: come il magazziniere può aggirare la debolezza uditiva

Comprendere l’interazione tra questi canali ci permette di cogliere il vero e proprio “gioco di squadra” (o di compensazione) che avviene nella mente del giovane APC. Ci troviamo di fronte a un’architettura asimmetrica: da un lato una memoria uditivo-verbale debole o affaticabile, dall’altro una memoria visivo-spaziale fortissima e una memoria semantica sconfinata.

Cosa succede, allora, quando il ragazzo si trova esposto a un flusso di informazioni puramente uditive, come una spiegazione scolastica tradizionale?

  1. Il collo di bottiglia uditivo: le parole dell’insegnante arrivano in modo sequenziale. Il “carrello uditivo”, essendo piccolo e lineare, si satura rapidamente. Se il giovane APC tenta di trattenere le informazioni affidandosi solo all’eco delle parole udite, il sistema va in blocco o si disconnette.
  2. La traduzione visiva immediata: per sopravvivere al sovraccarico, il magazziniere compie un’operazione fulminea: traduce lo stimolo uditivo debole in un’immagine mentale forte. La parola ascoltata viene istantaneamente convertita in un simbolo, una mappa visiva o una scena dinamica nella mente.
  3. L’ancoraggio al magazzino semantico: una volta trasformato il dato in immagine (grazie alla memoria visiva forte), questa “fotografia mentale” non ha più bisogno di occupare spazio sul carrello. Viene immediatamente proiettata verso la memoria semantica, agganciandosi istantaneamente all’effetto rete. L’immagine evoca nodi concettuali, analogie e rimandi enciclopedici, permettendo al ragazzo di comprendere e fare suo il concetto a una profondità macroscopica, ben oltre la singola frase pronunciata dall’insegnante.

In sintesi, il giovane plusdotato non ricorda le parole, ma ricorda i concetti che ha visualizzato attraverso quelle parole.

Questo spiega perché, se gli chiediamo di ripetere letteralmente una definizione appena sentita (compito puramente uditivo-sequenziale), potrebbe fallire o balbettare; ma se gli chiediamo di spiegarne il significato profondo o di applicarlo a un problema complesso (compito semantico-visivo), ci lascerà sbalorditi. La memoria visiva fa da ponte salvifico, trasformando un input verbale volatile in una struttura concettuale permanente.

Aiutare il magazziniere a tracciare le rotte

In definitiva, guardare l’Alto Potenziale Cognitivo attraverso la lente della memoria ci priva dell’illusione di trovarci di fronte a un computer infallibile e ci restituisce la realtà di un’architettura mentale affascinante, potente, ma intrinsecamente asimmetrica.

Il giovane APC non è un soggetto dotato di un super-archivio lineare; è un collezionista che si districa in un deposito immenso e stratificato, spingendo un carrello che spesso fatica a reggere il peso di tutte le merci che la sua mente produce e collega intuitivamente. Quando lo sentiamo dire «So il risultato, ma non so come ci sono arrivato», non sta barando: sta semplicemente testimoniando il trionfo della sua rete semantica e visiva sul collo di bottiglia di una memoria uditiva e sequenziale più affaticabile.

Per genitori, insegnanti ed educatori, la sfida non è quella di forzare questo magazziniere a standardizzarsi, né di pretendere da lui un ordine rigido che spegnerebbe l’intrinseca ricchezza del suo pensiero arborescente. La sfida è fornirgli gli strumenti per gestire quel disordine strutturale — che così fedelmente si specchia nel caos sedimentato delle sue stanze e dei suoi cassetti.

Insegnare al ragazzo plusdotato a fare opera di catalogazione, offrirgli flussi logici, diagrammi di Venn e mappe visive non significa ingabbiarlo, ma dargli una mappa del suo stesso magazzino. Significa aiutarlo a selezionare l’utile dal superfluo, a stabilire priorità e gerarchie, permettendo al suo carrello “piccolo” di muoversi senza andare in sovraccarico. Solo così, sostenendo i suoi punti di forza visivo-semantici e traghettandolo con pazienza attraverso le sue fatiche sequenziali, potremo trasformare quel cortocircuito intermittente in un flusso di pensiero sereno, consapevole e pienamente realizzato.

Se la metafora del magazziniere/carrello descrive la dinamica funzionale e il limite della memoria di lavoro, l’immagine della Wunderkammer (la camera delle meraviglie) definisce la natura strutturale ed emotiva della memoria semantica dell’APC.

immagine: Imperato Ferrante (ca. 1525-?). Dell’historia naturale di Ferrante Imperato napolitano libri XXVIII nella quale ordinatamente si tratta della diversa condition di miniere, e pietre. Con alcune historie di piante, et animali; sin’hora non date in luce. Napoli, Costantino Vitale [Stamperia Stigliola], 1599.