La “qualità” della scuola e il diritto allo studio

Educazione, fra standard pubblici e standard privati.

1) Le competizioni fra sistemi ed istituti
Come é noto (?) uno degli aspetti che concernono le procedure di armonizzazione delle scuole svizzera é la creazione degli standard di formazione.
In particolare, il concordato svizzero HarmoS definisce degli standard di prestazione e degli altri non meglio specificati standard di qualità.
Duplice lo scopo di questa definizione e creazione degli standard:
– uno, la definizione degli obiettivi del programma di insegnamento, vale a dire, con grande semplificazione e banalizzazione, sapere cosa gli allievi devono sapere all’uscita della scuola, elementare e media;
– due, la definizione di strumenti di confronto fra sistemi scolastici cantonali, ma pure fra istituti scolastici.
E’ di questo secondo aspetto che tratto in queste prime note.

1.1) Cominciamo dunque con una prima domanda.
Come sarà organizzato il confronto fra sistemi scolastici e fra istituti?
1.1.A) Il sistema previsto (cfr. l’Accordo intercantonale sull’armonizzazione) é abbastanza semplice. 
“L’efficacia del sistema educativo svizzero nell’ambito della scuola obbligatoria si misurerà in base al raggiungimento degli standard” (pag. 26).
Quindi la certificazione dei risultati degli allievi serve non solo a certificare il livello di padronanza da loro raggiunto, ma serve pure a valutare l’efficienza e l’efficacia del sistema di insegnamento. Vale a dire: l’insieme dei libretti scolastici, l’insieme delle certificazioni degli allievi, la media dei livelli da loro raggiunti servirà a valutare la maggiore o minore efficacia dell’insegnamento dato in un sistema scolastico cantonale, ma ciò pure nel confronto tra singoli istituti tra loro. L’insieme degli standard raggiunti dagli allievi di un istituto diventa allora il certificato di qualità dell’istituto! Come dire: maggior livello raggiunto migliore qualità dell’istituto.
Questo:
– senza far menzione (= senza tenere conto) delle variabili sociologiche della popolazione scolastica, quali per esempio la presenza maggiore o minore di casi difficili, di alloglotti, di bambini di famiglie separate, ecc … e nemmeno senza tenere conto di variabili strutturali, finanziarie, quali la presenza di aule informatizzate, di biblioteche, di doposcuola, delle direzioni didattiche, ecc … ;
– senza far menzione (= senza tenere conto) che la qualità di un istituto deve venire riconosciuta a partire da una molteplicità di condizioni – non solo i livelli di uscita e di prestazione degli allievi – quali la qualità della socializzazione fra allievi, oppure dell’integrazione degli allievi difficili, dal grado di soddisfazione e motivazione del corpo insegnante e para insegnate ecc …

1.1.B) Nella legge (art. 7) si dice che gli standard di formazione sono degli standard di prestazione e altri standard, detti di “contenuto o dei criteri per la realizzazione”, senza altre ulteriori specificazioni.
Nei commenti alla legge, il ricorso a termini quali standard di formazione, standard di prestazione e standard di qualità non é totalmente chiara (Cpv. 1,2 e 3, pag. 23).
E un paio di cose vanno denunciate con forza:
– termini quali formazione e prestazione vengono usati alternativamente, come se fossero intercambiabili!
– nulla viene detto, precisato e proposto per quanto riguarda gli standard di qualità. Ma cosa sono in definitiva?
In verità, per gli standard di prestazione si prevedono descrizioni precise di livelli di competenza progressivi per ogni area disciplinare. Insomma, cosa si deve saper fare per una determinata materia.
Invece, le cosi definite “condizioni di realizzazione” restano una espressione vuota, priva di qualsiasi riferimento concreto: il numero degli allievi per classe, la grandezza delle aule, la presenza di mezzi informatizzati, o del dopo scuola, la presenza di una direzione didattica, il tempo concesso all’aggiornamento (la possibilità di anni sabbatici), la presenza di insegnanti per le materie speciali, la qualità della biblioteca, la politica dei salari, ecc … non fanno parte delle definizione degli standard. Non sembrano far parte delle “condizioni di realizzazione”

1.1.C) Dunque il calcolo é presto fatto. Il sistema previsto per la certificazione della qualità dei sistemi scolastici é abbastanza semplice, seppur diabolico nei suoi non detti.
Se manca una definizione degli standard di qualità la ragione é molto semplice: la valutazione degli istituti viene fatta a partire dai risultati degli allievi, a prescindere da qualsiasi osservazione e controllo delle variabili relative alla composizione delle classi secondo l’origine e degli allievi e alla organizzazione della scuola.
A prescindere dalle misure e condizioni concrete per la gestione del disagio scolastico, dei casi difficili, ecc …
A prescindere dagli investimenti personali, sociali, finanziari che un istituto ha.

1.2) Ecco allora una seconda domanda.
Quali sono gli effetti osservabili a partire dalla pubblicazione del palmarès delle scuole?

1.2.1) Là dove ci sono sistemi comparabili, la documentazione internazionale al riguardo non manca. Le osservazioni dicono pressa a poco così: la pubblicazione annuale dei risultati delle scuole spinge i genitori a richiedere l’iscrizione dei propri figli negli istituti considerati migliori. Questo succede già fra i due licei di Lugano: chi può e ha conoscenze in alto invia i propri figli al LiLu1 piuttosto che alla sede di Savosa.
Da ciò ne consegue che:
– molto frequenti sono i tentativi o i desideri di fuga dalle sedi ritenute peggiori;
– principalmente sono i ceti alti che fanno questo tipo di richiesta, perché essi solo possono permettersi i costi maggiorati dovuti alla lontananza dalle sede di riferimento (trasporto, mensa);
– se i “migliori” si concentrano in pochi istituti, nei rimanenti istituti rimangono i “peggiori”. Si sviluppa così una dinamica che tende ad accentuare le disparità, che siano realmente certificate o anche solamente percepite soggettivamente;
– la creazione di stabilimenti (o classi) “cestino dei rifiuti” o “classi discarica”.
La pubblicazione dei palmarès spinge e persegue implicitamente un concetto ed una pratica di “libera scelta” dell’istituto.
La pubblicazione dei palmarès spinge e persegue esplicitamente la competizione fra istituti ed implicitamente una scuola a due velocità, come pure la competizione fra famiglie, tese ad iscrivere i propri figli negli istituti ritenuti migliori.

1.2.2) Scusate se é poco.
Siccome é fortemente proibito espellere dalla scuola i meno performanti fra gli allievi, siccome é segno di cristiana devozione affermare il proprio amore per il proprio “sfortunato” prossimo, basta creare le situazioni per favorire i più abbienti …

In verità la concorrenza fra istituti rischia di accentuare il divario classista.

2) Formazione continua
2.1) Una seconda parte dell’inghippo sta poi nel rapporto assolutamente oscuro tra standard e Portfoglio (= certificazione degli apprendimenti = libretto scolastico).
In verità il rapporto tra standard e Portfoglio é il rapporto odierno tra scuola pubblica e offerte formative private (informale), tra scuola e formazione continua.

2.1.1) “I Portfoglio documentano il processo di apprendimento non solo nel contesto formale della scuola, ma anche nell’apprendimento informale” (cfr. accordo pag. 27).
Dunque: non bisogna mai dimenticare che il progetto di armonizzazione prevede la certificazione dell’informale!
Cosa significa? Ebbene … :
– informale = “svolto al di fuori dell’ambito scolastico”, dunque che avviene nel privato,
– certificazione dell’informale = libretto scolastico (Portfoglio) degli apprendimenti avvenuti nel privato.
Dunque: in qualche maniera, le lezioni private, quali i corsi di lingue (vedi ad es. il portafolio europeo delle lingue), o magari d’informatica, o magari i corsi artistici, e così via … saranno parte importante del futuro libretto scolastico (a onor del vero bisogna aspettare per sapere cosa concretamente, nel privato, sarà certificabile e cosa no)

2.1.2) “I Portfoglio sono strumenti a sostegno della propria formazione continua sotto la propria responsabilità”.
Attenzione: stiamo trattando della scuola dell’obbligo e si parla di responsabilità personale! Ma quale responsabilità possono avere i bimbi della scuola dell’obbligo, nei rispetti della loro formazione?
Altro che responsabilità dei bambini! Queste proposte rivoltano tutto l’assetto scolastico futuro sorgono sotto un solo segno: l’irresponsabilità di chi le ha concepite.

2.1.3) In verità la certificazione degli apprendimenti informali é un testimone dei cambiamenti già in atto da qualche decennio. Indica come i ceti abbienti si trovino già fuori dal circuito formativo pubblico, “normale”. Indicano come questi apprendimenti informali “pesano” nella formazione globale dei ragazzi.
Con la “certificazione dell’informale” le pratiche del “libero mercato” vengono imposte anche al mondo educativo e di conseguenza anche nell’agenda di ogni famiglia.

2.1.4) In verità, la pubblicazione dei palmarès é un vero e proprio cavallo di troia, per sovvertire le pratiche ugualitarie, per l’introduzione dei ticket scolastici, … dalla libera scelta dell’istituto, alla parificazione (= finanziamento pubblico) degli istituti privati …

2.2) Quanto avviene nel periodo della scuola dell’obbligo prefigura in verità quanto già avviene abbondantemente nella vita adulta. La struttura di tale tipo di formazione é analoga per qualsiasi categoria di età (giovani – adulti). Sono svolte fuori dall’orario regolare, sono integrative, sono essenzialmente a carico del privato.

2.2.1) Gli indicatori nazionali dicono in effetti che rispetto la formazione continua i cittadini hanno un comportamento molto differente, secondo il loro statuto sul mercato di lavoro e il loro livello di formazione, e che la forma più frequente di formazione continua si situa nell’apprendimento informale (ESPA 2006 en bref. Principaux résultats de l’enquête suisse sur la population active, OFS, Neuchâtel, 2007).
Il 76% della popolazione residente in Svizzera ha ricorso ad una o più forme di formazione continua.

2.2.2) Il concetto e la pratica della formazione continua si stanno allargando sempre più. Ciò é chiaro se consideriamo il suo referente economico: cresce l’offerta di formazione, cresce la domanda di formazione, ma, perbacco, crescono in primo luogo le esigenze di formazione, di avere impiegati, operai, quadri ben sempre ben … posso dire prestanti?

2.2.3) Una importante ed interessante ricerca condotta dalla città di Torino mette in luce come i tempi dei bambini siano costruiti attorno alla scuola e ai ritmi ed orari scolastici. In questa ricca ricerca si mette in luce la quotidianità dei bimbi dai 5 ai 13 anni.
Per quanto ci concerne possiamo rilevare alcuni fatti interessanti: quali lo spezzettamento della formazione tra scuola e attività extra scolastiche, la grande partecipazione ad attività extra, il grande squilibrio delle opportunità al di fuori del tempo scolastico. Le forme di “integrazione alla formazione scolastica”, specie psico-fisica, sono attuate già in età precoce (45% dei bambini di 5 anni).

2.2.4) Il riconoscimento che HarmoS fa dell’informale esplicita concretamente qualcosa che ha dell’essenziale e di fondamentale.
Riconoscere che i bambini occupano spazi formativi extra scolastici non é cosa da tralasciare.
La certificazione degli apprendimenti informali porta con essa una serie di importanti e sostanziali conseguenze.

2.2.4.A) Tramite la certificazione degli apprendimenti informali, HarmoS riconosce che:
a) i bambini in età dell’obbligo occupano e vivono spazi di formazione che oggi non sono ancora formalmente definiti come tali;
b) questi spazi vanno riconosciuti;
c) questi spazi sono importanti ed indispensabili, altrimenti non ci sarebbe bisogno di una certificazione.

2.2.4.B) Questa certificazione sorvola come: 
a) questi spazi di formazione sono economicamente determinati e determinanti, vale a dire ci vogliono soldi per iscrivere i propri figli;
b) tali spazi siano fortemente classisti, in quanto la loro occupazione é determinata in primo luogo essenzialmente dal reddito dei genitori.

2.3) dettaglio finale
Interessanti le diverse definizioni dell’informale 
La definizione d’informale data nell’accordo HaromS definisce un luogo: “svolto al di fuori dell’ambito scolastico”, senza definire modalità e contenuti dello stesso (cfr. Accordo intercantonale sull’armonizzazione).
La definizione data in ambito economico é più articolata. Parla di “formazione non formale” e di “apprendimento informale” (cfr. ESPA 2006 en bref).
La definizione di formazione continua non formale racchiude tutte le forme d’insegnamento non dispensate dal sistema scolastico istituzionale. 
La definizione di apprendimento informale racchiude le attività intraprese con uno scopo esplicito d’apprendimento escludendo le attività effettuate in una relazione d’insegnamento.

3) Notizie dal fronte
Visti e considerati gli sviluppi futuri che sta prendendo la scuola obbligatoria in svizzera é opportuno e salutare che il fronte (?) sindacale, politico e culturale sappia mettere nella sua agenda una vigile ed attenta pianificazione delle agitazioni future. La definizione e pianificazione dei “nostri standard” é sempre più impellente.
Due sono i livelli da tenere conto: il dibattito cantonale e quello nazionale.

3.1) Il dibattito ticinese (per ora) é stato caratterizzato dalla posizione di unicità della scuola ticinese nel panorama svizzero. Ciò ha permesso di mettere in luce e salvaguardare quanto il modello ticinese proponeva di differente rispetto gli altri cantoni.
In verità si tratta e si trattava principalmente di elementi formali, tutti legati ad elementari forme e riti di passaggio fra un grado di scuola e l’altro. Vale a dire: inizio della scolarità dell’obbligo, durata della scolarità dell’obbligo, durata della scolarità nella scuola dell’infanzia, nella scuola elementare e nella scuola media. 
Ciò però a provocato una rimozione degli aspetti principali della riforma che il concordato persegue.
Sembra che mantenere le proprie particolarità sia una conquista fenomenale per il Ticino (5 anni di scuola elementare e dei 4 anni di scuola media), una conquista fondamentale per la democratizzazione degli studi:
– conquista? quando é uno status quo?
– conquista? quando maschera le tendenze in atto?
– conquista? quando cela il futuro globale assetto economico-finanziario e formativo della scuola?
– conquista? quando evita ogni seria discussione sull’opportunità di introdurre a scuola elementi aziendali come gli standard formativi e il Portfoglio delle competenze?
Far credere tutto questo è la vera contraffazione, fra credere tutto ciò è la vera conquista …

3.2) Lo stesso tipo di dinamica si é manifestato nel resto della svizzera. Con la differenza che se in Ticino si profilava una parziale opposizione degli attori sociali (sindacati, studenti, docenti, genitori), in Svizzera si profilava un favore ravvisando negli elementi formali rammentati una apertura del diritto alla formazione.

3.3) E il dibattito sugli Standard e sui Portfoglio, per quanto concerne il concordato HarmoS? E il dibattito sull’allargamento dei diritti di formazione? E le proposte per combattere il galoppante analfabetismo di ritorno …
Eppure questi sono temi nazionali, che dovrebbero provocare una unità di intenti …

3.4) Sorprende vedere la Sinistra marcare la fiacca sul terreno della politica scolastica.

3.4.1) Una prima sorpresa – a livello nazionale – è quella di vedere la maggior parte delle forze politiche di Sinistra accodate alla accettazione del principio di armonizzazione come se questo fosse un valore in sé. Non esiste nessun valore in sé.
Esiste un valore legato a progetti politici che possono allargare il diritto allo studio, oppure che – nella migliore delle ipotesi – possono frenare questo allargamento, ma che – nelle ipotesi più realistiche – propongono una vera e propria inversione di marcia.
Le modifiche previste dal concordato hanno un vero e proprio massiccio peso legato al diritto allo studio e alla formazione.
Su questo piano la prima sconfitta è la scarsa comprensione, a livello nazionale, delle dinamiche scaturite dal concordato.

3.4.2) Una seconda sconfitta l’abbiamo oggi. Nessun dibattito, o poco dibattito, scarsa attenzione da parte dei media cartacei sulle realtà della scuola in generale, e sulle proposte future in particolare.
Solo alcuni, fra i movimenti degli studenti mantengono un’attenzione vigilante, uno stato d’allerta e di mobilitazione rispetto quanto si va profilando (come il SISA).
Da noi, oggi, non si può dire che questi attori sociali incontrino molta attenzione e aiuto da parte della Sinistra ufficiale.

4) Chi ha diritto all’uguaglianza?
Le proposte del concordato HarmoS vanno a toccare molteplici elementi. Alcuni negativi, altri positivi.

4.1) Positivi, quali il libero passaggio da un sistema scolastico all’altro, da un cantone all’altro, con medesime modalità ed opportunità, indipendentemente dal cantone d’origine, insomma il concetto che qualsiasi sia la regione o il sistema scolastico nel quale incappa nostro figlio, possa passare da una all’altra scuola perché analoghi sono gli esami, la durata del curricolo ed i passaggi da un grado all’altro della scuola.

4.2) Negativi, quali l’aumento della competizione come descritto in precedenza.

4.3) Uguaglianza per chi?
4.3.1) Si può credere che la certificazione dell’informale vada combattuta. Invece non é così. Non é manifestando e combattendo con le certificazioni che aboliamo la selettività.
Non é la certificazione che va combattuta. Sono le disparità di opportunità che vanno combattute.
L’obiettivo principale era, é e rimane l’allargamento dei diritti alla formazione, l’allargamento delle opportunità. La parificazione delle opportunità. Così non é oggi.
Rendiamo a Cesare quel che é di Cesare. Quanto di informale i futuri libretti scolastici (Portfoglio) andranno a certificare deve essere formalizzato e reso di pari accesso a tutti, sotto qualsiasi sua forma, costo o contenuto.

5) Manifesto per una scuola democratica
Richiedere con grande forza ed orgoglio migliori condizioni: classi ridotte, materie opzionali, corsi di ricupero, studio assistito, sostegno scolastico, favorendo l’acquisto di libri, dischi, CD per le famiglie meno abbienti, aiuto a casa, stabilire obiettivi personali, programmare, gestire e monitorare quei curricoli, rifiutare l’abbandono implicito od esplicito dei selezionati, ecc … ecco la prima pedagogia da perseguire.

Il presente articolo è stato pubblicato in Solidarietà, anno 8, n° 13, luglio 2007

riferimenti bibliografici

Accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria. Concordato HarmoS. rapporto esplicativo, CDIP-CDEP, Bern, 2006

Belloni M. C. (a cura di), Vite da bambini, la quotidianità dai 5 ai 13 anni, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze Sociali, ed. Archivio Storico della Città di Torino, 2005

ESPA 2006 en bref. Principaux résultats de l’enquête suisse sur la population active, OFS, Neuchâtel, 2007