Funzioni esecutive: disarmonia funzionale e “frizione evolutiva”

di Giovanni Galli, psicologo, psicopedagogista, specializzato giftedness Febbraio 20

Come il metallo che prende forma sotto il martello e il fuoco di Efesto, il potenziale di un bambino necessita di “resistenza” per strutturarsi. La “frizione evolutiva” – il confronto con compiti sfidanti, coetanei o adulti competenti – è condizione necessaria affinché le funzioni esecutive, le abilità calde e fredde, e la metacognizione si integrino. Senza questo processo, il talento rischia di restare potente ma fragile, come metallo non ancora forgiato.

In un bambino ad alto potenziale non adeguatamente riconosciuto e inserito in un contesto povero di “specchi” relazionali, è plausibile ipotizzare uno sviluppo selettivo e non integrato delle funzioni esecutive.

Sul versante delle abilità “calde”, la carenza di confronto tra pari, negoziazione e co-regolazione può ridurre le occasioni di esercizio della flessibilità sociale, della modulazione emotiva e della tolleranza alla frustrazione. In questa prospettiva, coerente con l’impianto socio-culturale di Lev Vygotskij, alcune componenti regolative che emergono inizialmente nel dialogo e nell’interazione rischiano di restare meno allenate o meno integrate.

Sul versante delle funzioni “fredde”, non si osserva necessariamente un deficit strutturale, piuttosto può verificarsi uno sviluppo polarizzato: l’elevata generatività intuitiva e il pensiero globale consentono soluzioni rapide, riducendo però l’esercizio esplicito di processi sequenziali, del monitoraggio sistematico e della revisione metacognitiva. In assenza di compiti realmente sfidanti o di richieste di esplicitazione del processo, la competenza rimane in parte implicita e poco verbalizzata. Ne deriva non tanto una debolezza delle funzioni esecutive in sé, quanto una minore integrazione tra produzione intuitiva e controllo analitico. 
Da qui l’adagio “anche tu devi fare come gli altri” se ha un valore metodologico sicuro, risulta nondimeno sorprendentemente inefficace quando richiesto su contenuti altamente automatizzati.

Il problema non riguarda in sé “il fare come gli altri”, pensiamo per esempio alla padronanza algoritmica delle tecniche di calcolo. Riguarda il “quando fare come gli altri”.
Per un bambino APC, chiedere di esplicitare i passaggi di qualcosa che per lui è un’intuizione immediata è come chiedere a un adulto di spiegare ogni singolo micro-movimento muscolare necessario per camminare: è una richiesta che può risultare controproducente, perché interferisce con la fluidità della performance.

Nel complesso, il quadro che emerge non è quello di un ritardo globale, ma di una disarmonia funzionale: abilità cognitive potenzialmente elevate, competenze regolative sociali meno esercitate e processi metacognitivi non pienamente strutturati per mancanza di frizione, confronto e sequenzializzazione guidata.

Il linguaggio, spesso molto evoluto nei gifted, svolge un ruolo centrale in questo quadro. Può sostenere la memoria di lavoro, favorire la pianificazione, rendere espliciti i passaggi e potenziare la metacognizione, diventando uno strumento di autoregolazione sia per le funzioni fredde sia per quelle calde. Al contempo, senza un contesto che richieda esplicitazione e negoziazione, il linguaggio può rimanere autoreferenziale, descrivere processi o emozioni senza trasformarli in strumenti regolativi, e non allenare appieno la flessibilità sociale o la revisione strategica. In altre parole, il linguaggio rappresenta un ponte potenziale tra intuizione generativa e controllo analitico, la cui efficacia dipende dall’attivazione nel contesto relazionale e dalla sollecitazione al confronto.

1. La “Frizione” come necessità evolutiva

Il concetto di mancanza di frizione è la chiave di volta. Per un bambino ad alto potenziale, il compito scolastico o sociale ordinario è spesso “trasparente”: lo attraversa senza sforzo.
Ne deriva un paradosso: se non c’è resistenza, non c’è bisogno di attivare il monitoraggio metacognitivo. La conseguenza è sotto gli occhi: il bambino non impara a “smontare” il proprio pensiero. Quando arriverà il primo vero ostacolo mancheranno gli strumenti procedurali per affrontarlo, portando a quel senso di impotenza appresa o al crollo dell’autostima.

2. Funzioni calde e fredde: il rischio dell’isolamento

L’uso del paradigma di Vygotskij è molto calzante. Se la Zona di Sviluppo Prossimale non viene stimolata da “specchi” adeguati (pari elettivi o adulti competenti), il linguaggio interiore rischia di non compiere il salto verso la funzione regolativa sociale.

Avete presente quando il giovane plusdotato argomenta con dovizia una supposta contraddizione del genitore, dell’adulto? La logica argomentativa diventa una difesa, che bypassa l’asimmetria relazionale.
Spesso questi bambini usano il linguaggio evoluto e le funzioni “fredde” per razionalizzare o bypassare quelle “calde”. Il linguaggio diventa uno scudo anziché un ponte, portando a una sorta di intellettualizzazione precoce che maschera la fragilità emotiva. 

3. Il ruolo dell’inibizione

Per rendere il quadro ancora più completo, si potrebbe riflettere sul ruolo dell’inibizione cognitiva. Nel bambino ad alto potenziale, la velocità di processamento e l’iper-connettività portano a una produzione massiccia di idee. Senza “frizione” ambientale, la capacità di inibire gli stimoli irrilevanti o le risposte impulsive (non per deficit, ma per scarso esercizio) può far apparire il bambino come disattento o oppositivo, quando in realtà è solo “iper-generativo” e non abituato a filtrare.

L’Alto Potenziale non è un “premio” ma un “modo di funzionare diverso”. Senza la richiesta di esplicitazione e senza il confronto sociale, il potenziale rischia di restare una potente “competenza implicita” ma fragile, privata delle strutture metacognitive che rendono l’individuo proiettato verso il progetto.

Tabella: modello di “Disarmonia Funzionale”

AreaSviluppo Polarizzato (Senza Frizione)Sviluppo Integrato (Con Specchi Adeguati)
Funzioni FreddeIntuizione globale, competenza implicita, rapidità esecutiva non monitorataMonitoraggio analitico, revisione metacognitiva, sequenzializzazione.
Funzioni CaldeIntellettualizzazione difensiva, uso argomentativo del linguaggio, bassa tolleranza alla frustrazione.Flessibilità sociale, negoziazione, co-regolazione emotiva.
LinguaggioAutoreferenziale, descrittivo, scudo difensivo.Strumento di pianificazione, ponte relazionale, autoregolazione.
RisultatoDisarmonia Funzionale (Fragilità al primo ostacolo).Competenza strutturata (resilienza, flessibilità e progettualità).


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