La plusdotazione cognitiva non si limita a un’elevata capacità intellettiva: è un funzionamento complesso, caratterizzato da asimmetrie, intensità e specificità del pensiero e dello sviluppo emotivo. Quattro dimensioni chiave aiutano a comprendere questa realtà in maniera chiara e articolata: asincronia dello sviluppo, arborescenza cognitiva, discrepanza e Falso Sé.
1. Asincronia dello sviluppo
Nei soggetti plusdotati le diverse aree dello sviluppo – cognitiva, emotiva e sociale – non sempre procedono in maniera armonica. Questo disallineamento spiega perché un bambino o un adolescente possa mostrare capacità di ragionamento avanzate, ma contemporaneamente fragilità emotive o difficoltà relazionali. Riconoscere l’asincronia è fondamentale per evitare diagnosi errate, sottovalutazioni del potenziale o aspettative inadeguate, e per progettare interventi educativi che rispettino il ritmo individuale.
2. La cosiddetta “Arborescenza cognitiva”
Il pensiero dei plusdotati si caratterizza per una strutturazione ramificata e generativa delle idee: da un concetto nascono molteplici associazioni, percorsi di ragionamento e intuizioni creative. Questa modalità cognitiva, pur essendo una risorsa straordinaria per la creatività e la risoluzione di problemi complessi, può generare fatica mentale, difficoltà di concentrazione su compiti lineari e sovraccarico cognitivo. Comprendere l’arborescenza cognitiva permette di leggere correttamente comportamenti apparentemente “dispersivi” o contraddittori, riconoscendo la profondità del pensiero sottostante.
3. Discrepanza
La plusdotazione non si manifesta in maniera uniforme: le capacità cognitive elevate possono coesistere con performance scolastiche non allineate o con competenze sociali ed emotive più lente. Questa discrepanza – interna o rispetto alle richieste del contesto – è una caratteristica centrale del funzionamento dei plusdotati. Riconoscerla evita fraintendimenti, come sottovalutare il potenziale o confondere il sottorendimento con mancanza di impegno, e guida l’adattamento di strategie educative e cliniche mirate.
4. Falso Sé
L’esperienza del plusdotato può comportare un adattamento precoce alle aspettative esterne, costruendo un Falso Sé che maschera le fragilità e uniforma l’espressione personale a modelli percepiti come accettabili. Questa dinamica protegge il senso di appartenenza, ma può compromettere motivazione, autoregolazione e autenticità del sé. Comprendere il Falso Sé è cruciale per sostenere il benessere emotivo, favorire l’integrazione sociale e valorizzare il potenziale autentico.
Ergo …Analizzando la plusdotazione attraverso queste quattro lenti – asincronia, arborescenza cognitiva, discrepanza e Falso Sé – emerge un quadro complesso ma coerente, che integra la capacità peculiare di pensiero, le sfide emotive e sociali e la necessità di contesti educativi e relazionali adeguati. Questa prospettiva permette di leggere la plusdotazione non come una semplice “eccellenza”, ma come un funzionamento articolato, che richiede comprensione, accompagnamento e valorizzazione mirata.
Giovanni Galli, gennaio 2026