maggio 2014, Giovanni Galli

Una cieca fede regge il nuovo contratto sociale: la trasformazione dei servizi per trasformarli in mercato.

In Europa, negli anni 80 – 90 – 00, lo sviluppo delle scuole private non è avvenuto in maniera autonoma, seguendo le regole della domanda e dell’offerta. Tale sviluppo è avvenuto sotto l’impulso delle autorità politiche, dunque autorità pubbliche!, sedotte dalle parole d’ordine neoliberiste.
In verità, le scuole private che si sono sviluppate in quegli anni, si sono sviluppate grazie ai finanziamenti pubblici. Cosa che ha permesso di allargare la loro base sociale, altrimenti molto selezionata.

Negli anni 80 – 90 – 00 il dibattito tra scuola pubblica – scuola privata ha subito un cambio di paradigma politico.
Nel passato, l’insegnamento privato derivava principalmente da un discorso etico-morale, (vedi le scuole religiose, le scuole alternative, o altro). 
I fautori di un modello o dell’altro, invocavano delle norme, la finalità, la dottrina, l’ideologia, la confessionalità; oppure, ricchi delle loro condizioni culturali e sociali, proponevano una scuola di nicchia.

Il discorso odierno non è più sorretto da determinati valori, ma da un principio economico. 
Le finalità della scuola, più o meno dottrinali e formatrici, non interessano più. 
Ai valori fondatori, ai bisogni dell’uomo, la visione della società, eccetera, oggi si sono sostituiti dei valori strumentali: il mercato – la competizione – migliora la scuola (e non la ricerca in educazione…).

Nel passato, le opposizione fra scuola pubblica e scuola privata miravano valori opposti, o valori differenti. Valori che i vari sostenitori, di uno o l’altro versante, promulgavano.
Oggi quella visione sociologica e culturale è stata sostituita con una visione manageriale, organizzativa ed economica.
Oggi non si tratta più di visioni o di missioni educative differenti. Si tratta di maggiore o minore efficacia. Non sono più i programmi a venire opposti, quanto la qualità mercantile.

La supposta efficacia della competizione è il vero motore, strumento e finalità, del dibattito fra pubblico e privato.
Il medesimo cambio di paradigma d’altronde ha oltrepassato la divisione fra scuola pubblica e scuola privata. Lo stesso settore pubblico è soggiogato dall’idea della competizione e dell’efficacia della competizione. Perché la logica mercantile regge la valutazione del settore pubblico e le sue politiche “imprenditoriali”.

La scuola, non più indicata come un luogo di socializzazione e di formazione dei futuri cittadini, oggi entità produttrice di competenze e saperi spendibili sul mercato del lavoro – il capitale umano – dà le nuove coordinate della attuale cultura pedagogica.

P.S.
In verità sono solo le famiglie più ricche ad esprimersi a favore della libera scelta della scuola (la libera scelta dell’istituto è un corollario della competizione).E quando la competizione dovrebbe spingere le scuole ad innovare i progetti pedagogici, metodologie e quant’altro, in verità, si osserva solamente la creazione di gerarchie scolastiche (scuole di serie A e scuole di serie B).